...ei volse l'animo allo studio della medicina, benchè l'indole sua lo traesse alla contemplazione delle cose naturali (…) egli sapeva discernere ogni pianta delle molte che crescono nei bei dintorni della città di Torino.

Vite e ritratti di sessanta piemontesi illustri (1824)

Quanti di noi ricorrono a rimedi naturali, ad estratti di erbe, infusi o prodotti che hanno alla loro base la conoscenza delle piante e delle loro proprietà officinali?

Che sia per la cura di piccoli malanni stagionali o come terapia per patologie e disturbi più seri o semplicemente per rilassarci al termine di una giornata lavorativa, siamo ormai a conoscenza delle proprietà mediche quando ricorriamo a piante come l'Achillea, la Melissa o l'Arnica Montana. La conoscenza delle piante e dei loro usi in campo medico, la fitoterapia, ha radici antiche, e le cure naturali che oggi usiamo tutti i giorni sono state tra i primi rimedi utilizzati dall'uomo per curarsi: molte di queste conoscenze si devono anche allo studio e alla ricerca che numerosi medici, scienziati e botanici hanno svolto nel corso del tempo sulla flora dei loro paesi, con l'obiettivo di ampliare e sistematizzare il sapere su queste materie.

In particolare nella seconda metà del XVIII Secolo, sotto l'influsso della cultura illuminista, numerosi studiosi europei si dedicarono con successo alla ricerca, catalogazione e descrizione delle specie viventi, con l'obiettivo di offrire standard di descrizione (tassonomie) e notizie di impiego che potessero offire indicazioni utili sulle proprietà e sull'utilizzo delle diverse specie.

In Italia, molto di ciò che oggi sappiamo si deve all'opera del medico e botanico piemontese Carlo Allioni.

Nato nel 1728 a Torino da una famiglia ragguardevole – suo padre Stefano Benedetto era dottore e consulente personale del re Vittorio Amedeo II – e iniziato fin da tenera età allo studio dei classici latini e greci, nel 1747 a soli diciannove anni il giovane Allioni conseguì la laurea in medicina, avviando una attività di studio e cura di numerose malattie diffuse all'epoca, come la pellagra. Ben presto però il suo studio e il suo principale interesse iniziò a indirizzarsi verso le scienze botaniche, all'epoca ancora considerate parte della medicina, e in particolare allo studio delle specie vegetali. Divenne botanico di fama internazionale e intrattenne una rilevante corrispondenza epistolare con tutta Europa, riportata e illustrata nel libro La corrispondenza di Carlo Allioni (1728-1804) territorio, flora e giardini nei rapporti internazionali del "Linneo piemontese" realizzato grazie “al fondo” delle lettere conservate e schedate all’Accademia delle Scienze di Torino.
Il libro è il quindicesimo di una collana editoriale concordata da un trentennio fra due delle principali istituzioni piemontesi in campo storico e scientifico, la Deputazione Subalpina di storia patria e l’Università di Torino con l’obiettivo di diffondere la conoscenza di acquisizioni o personalità della nostra cultura a livello europeo.

Accademia delle Scienze di Torino

I primi trattati dedicati da Allioni all'argomento (come il Rariorum Pedimontii Stirporum, pubblicato nel 1757, in cui sono descritte 30 piante nuove o poco note provienenti dalle zone subalpine) approfondivano la natura e le proprietà delle specie viventi presenti nei territori sabaudi, e gli valsero in breve notevole fama come studioso e naturalista oltre ad una rapida carriera: nel 1760 Allioni fu chiamato a dirigere la cattedra di Medicina presso l'Università di Torino, tre anni più tardi, divennne influente membro dell'Accademia delle Scienze di Torino e nello stesso 1763 assunse la direzione dell'Orto Botanico della città sabauda.

In uno scorcio di secolo in cui, grazie ai progressi topografici e degli strumenti di rilevazione, si andava consolidando la conoscenza dei territori del Regno, nel suo ruolo di direttore dell'Orto Botanico Allioni diede notevole impulso alla ricerca di specie vegetali nuove; così accanto ai topografi chiamati a redigere i catasti, i territori sabaudi erano percorsi da nuovi professionisti (come erbolai, raccoglitori, pittori botanici) legati all'Orto e incaricati da Allioni di accrescere il patrimonio di specie conosciute e conservate, che in breve tempo aumentava fino a quadruplicare il loro numero (passando da 1200 a 4500 specie).

Deputazione Subalpina di storia patria

Certamente l'opera che diede maggior lustro allo scienziato piemontese è la celebre Flora Pedemontana (pubblicato nel 1785), saggio in tre volumi nel quale Allioni sintetizzava il suo quarantennale lavoro di studioso. Nella Flora il botanico torinese descriveva specie per specie 2800 piante locali, divise in dodici classi, ciascuna dal numero dei petali e dalla forma della corolla. Oltre a ampie indicazioni sui luoghi di raccolta (come il Moncenisio, la Valle di Susa, la Val Chisone, ma anche località della Valle d'Aosta, del Nizzardo, della Savoia e del Ticino), l'attività di Allioni come naturalista si affiancava a quello di medico: delle varie specie Allioni offriva una descrizione sulle proprietà mediche e officinali, spesso mettendo ordine nella mole di informazioni anche contraddittorie e fantasiose, accumulatesi nel corso del tempo.

Il successo e la fama della Flora, che si diffuse anche in Europa, fu dovuto, oltre alla ricchezza delle informazioni, anche alla sua particolare e innovativa veste tipografica: era infatti arricchita da numerose tavole, tra cui quelle di Francesco Peyroley, collaboratore di Allioni, giardiniere e pittore botanico, i cui acquarelli spiccano per la bellezza dell'esecuzione e la qualità grafica.

Ad oggi per la conoscenza e lo studio della figura di Allioni sono importanti non solo la biografia e le sue opere, ma anche le sue collezioni private: in particolare l'erbario e il carteggio personale di Allioni, conservati oggi a Torino, offrono numerose indicazioni agli studiosi sul metodo di indagine e di raccolta dello studioso oltre che offrire testimonianza della fitta rete di rapporti epistolari che legava Allioni a numerose personalità del tempo. Se nell'erbario, in cui presero immagine molte delle specie botaniche illustrate ed analizzate, sono custoditi moltissimi esemplari di Exssiccata (collezioni di piante opportunamente lavorate e seccate a scopo di studio), nel carteggio rimane traccia dei legami personali scientifici che il biologo torinese intrattenne con numerose personalità del tempo italiane e non, che illustrano un vasto movimento di ricerca europea che legava paesi come l'Italia, la Francia, l'Austria e l'Inghilterra. Da alcune di queste lettere emerge anche quanto fu ammirevole il suo impegno nella creazione dell’ “orto botanico” dell’Università di Torino.

Carl von Linné

Studiosi accomunati dal desiderio di espandere le proprie conoscenze reciproche in quest'ambito si scambiavano informazioni, osservazioni, suggerimenti, libri, o addirittura i semi, le tavole o gli exssiccata (circa il 26% di quelle conservate presso l'erbario di Allioni) delle varie specie da loro osservate. Allioni come autore di opere scientificamente importanti sulla flora subalpina si avvicinò ai suoi tempi per notorietà al famoso Carlo Limneo, col quale intrattenere pure un carteggio, di cui sono conservate a Torino 7 lettere, mentre quelle dell’Allioni allo scienziato norvegese sono custodite a Londra. Corrispondenti come il botanico francese Marc Antoine de La Tourette, che inviò ad Allioni ben 525 campioni di specie vegetali, o i britannici Philip Miller (soprintendente del Chelsea Gardner di Londra) e James Edward Smith, che in un'epoca di viaggi, colonizzazione e scoperte di nuovi territori inviarono al botanico italiano semi di specie provenienti da posti remoti come il Capo di Buona Speranza, la Carolina o la Guinea.

Tra i tanti, il corrispondente più celebre fu certamente il medico e botanico Carlo Linneo, il cui metodo aveva ispirato l'attività dello stesso Allioni: molte delle osservazioni dello scienziato svedese entrarono poi effettivamente all'interno delle opere di Allioni come note aggiuntive ed integrazioni delle tassonomie. L'amicizia e la stima personale tra i due ricercatori fu tale che Linneo decise di dedicare al collega il nome di una specie. Si tratta dell'Allionia presente attualmente nelle zone del Sud degli Stati Uniti e nel Sud e Centro America, caratterizzata da particolari infiorescenze di tre fiori che sembrano formare un'unica corolla: non sappiamo il motivo per il quale proprio questa pianta prese il nome dello studioso italiano, possiamo però ipotizzare che fu proprio il suo uso medicinale – è infatti usata per la cura di diverse infiammazioni e come antipiretico naturale – a far decidere il celebre collega di Allioni per questa specie.

Le opere dell’Allioni e quelle dei suoi principali corrispondenti europei sono conservate sia dall’Università di Torino che dall’Accademia delle Scienze di Torino.


Testo a cura di Michele Tommasi, public historian

Bibliografia